Coloro Che Hanno Occhi Per Vedere

Il ragazzo dormiva. I suoi capelli erano raccolti in fondo ma lisci in cima, sparpagliati su una federa logorata da molti lavaggi. La luce della luna entrava dalla sua finestra, che aveva la tapparella sollevata e le tende scostate con qualsiasi clima, e illuminava debolmente la sua pelle, scurita d'oro dal sole e stranamente non segnata dalle macchie che accompagnano l'adolescenza. Le sue mani, abbandonate sul lenzuolo, erano piene di calli a causa delle mazze da baseball e delle pale usate per scavare nel fango. Avrebbe potuto essere un qualsiasi ragazzo, in qualsiasi luogo.
Ma non lo era. Cominciò a muoversi, contraendosi mentre i suoi occhi chiusi cercavano futilmente nella stanza. Le sue ginocchia rannicchiate verso il suo corpo, le sue mani strette in pugni. Borbottò parole che sarebbero sembrate stupidaggini alle sue stesse orecchie. I sussurri di parole antiche, distorti attorno ai raggi di luna, si muovevano furtivamente lungo il soffitto e il pavimento, raccogliendosi agli angoli della stanza in piccoli eco. Poi improvvisamente, il sognatore si svegliò. Lo shock, come se fosse stato gettato nell'acqua ghiacciata, strattonò il ragazzo sedendolo dritto sul letto, annaspando con il fiato corto.
"Mamma!" urlò Tony. "Ho visto un fantasma!"
Non era sua madre che gli si affiancava. Non lo era mai; Mamma se n'era quasi completamente andata, ma nel mezzo della notte non se ne ricordava mai. Il padre di Tony arrivò, la sua voce paziente anche se Tony poteva capire che il ricordo gli faceva male. "Che succede? Sei spaventato?"
Tony guardò la figura confusa del padre inciampare assonnata per sedersi ai piedi del letto. "Ho visto una donna. Stava tipo fluttuando, e potevo vedere attraverso di lei. Non sono spaventato. Solo mi ha sorpreso, credo."
Suo padre combattè un altro sbadiglio. "Questa donna, ha fatto qualcosa di pericoloso? Aveva tutte le parti del suo corpo?"
Tony sbuffò in un disprezzo esagerato. "Papà, questo non è un film horror. Voleva solo dirmi qualcosa, credo." Si stravaccò sul cuscino, pensoso. "Non ricordo più molto ora. Mi ricordavo tutto un minuto fa."
Il padre di Tony si scompigliò i capelli. "Così funzionano i sogni. E i fantasmi," aggiunse prima di poter essere corretto. "I fantasmi lavorano allo stesso modo, ne sono certo. Torna a dormire, ragazzo."
"Notte, papà." Tony tornò a stendersi sotto le lenzuola mentre la porta si chiudeva, e si riaddormentò quasi immediatamente.
Non era la prima volta che Tony veniva tormentato nel suo stesso letto. Due anni fa aveva cominciato a sentire voci che si insinuavano verso di lui mentre cercava di dormire. Lo strizzacervelli della scuola raccomandò un allucinante cocktail di farmaci psicoattivi. Il padre di Tony declinò; l'infermiera della scuola aveva invece deciso di dargli comunque qualcosa.


Il consiglio legale della scuola risolse velocemente - anche se le compagnie farmaceutiche avevano ingegnosamente comprato spazi pubblicitari sulle fiancate degli scuolabus, il legale sapeva che la procedura standard era di "convincere" i genitori a dare il consenso prima di somministrare farmaci. L'accordo fece pagare un largo anticipo in contanti per una casa più bella in un altro sobborgo Le voci non se ne andarono mai via, ma Tony imparò a non parlarne a nessuno, nemmeno a suo padre. Lo faceva solo preoccupare, e Tony odiava farlo preoccupare.
Non menzionò neanche più il fantasma, che però tornò alcuni mesi dopo, e ancora, e ancora. La pelle baciata dal sole di Tony divenne pallida, e non a causa dell'inverno, o per il tanto tempo passato dentro casa. Il padre di Tony era preoccupato, ma Tony lo ignorava. Giocava ancora a baseball in primavera, ma suo padre notò che rientrava sempre dagli allenamenti da solo.


Un anno passò. Il fantasma della donna veniva più regolarmente ora, fluttuando nella sua stanza quando la luce della luna aumentava. Era sempre vestita in abiti bianchi fluenti, come ci si aspettava da tutti i fantasmi. Era anche splendida; questo no non ce lo si sarebbe aspettato da un fantasma. Tony pensava ai fantasmi, quando ci pensava, come cose scheletriche e marce, o quanto meno come persone vecchie, il tipo di persona tipicamente morta. I capelli del fantasma erano neri, come quelli di sua madre, i suoi occhi scuri sotto alte sopracciglia ad arco. Il suo corpo era snello e liscio - e chiaramente visibile sotto al sottile vestito bianco che indossava. Tony non poteva immaginare di dirlo al padre. Sua madre non era ancora nei paraggi.
Si sarebbe svegliato se lei fosse venuta, e sarebbe rimasto fermo a guardarla fluttuare vicino al soffitto. Assomigliava a un nuotatore che si impegnava a nuotare più a fondo nell'acqua, spingendosi contro una corrente invisibile; ma la sua stessa luminosità continuava a respingerla. A volte, Tony fingeva di dormire quando c'era lei, solo per vedere cosa avrebbe fatto. Non sembrava farci caso. Dormì allora sotto i suoi occhi fluttuanti e attenti. Quando lei lo guardava il suo sonno era tranquillo e riposante - il sonno dei morti.
Una sera, quando Tony scese per la cena, notò che suo padre aveva preparato tre posti a tavola. "Chi viene?" chiese.
"Tua madre," rispose il padre.
"Oh," borbottò Tony, e proseguì verso la sua stanza.
Parecchi minuti più tardi, suo padre comparve sulla porta, sembrando leggermente scocciato. "Non sei eccitato di vedere tua madre?"
Tony non distolse lo sguardo dal suo fumetto. "Nessuno degli altri ragazzi a scuola sono felici di vedere le proprie madri. Escluso Jamie, e sua madre è in prigione."
Suo padre sospirò, "Non siamo una famiglia normale. Tua madre fa cose importanti." Alzò la mano in un gesto atto a respingere la solita risposta. " No, non lavora nel governo, e no, non posso dirti dov'è stata. Cerca solo di capire che ti vuole bene, e che sarebbe qui con noi se potesse."
Tony sembrò poco convinto, ma annuì. "Lo so, papà. E sarò felice di vederla quando arriverà. Se arriverà."
Suo padre si alzò lentamente. "Va bene, ragazzo," disse, la sua voce sottile colma di tutte le memorie del tempo che non avevano trascorso assieme. "Va bene."
La madre di Tony arrivo a casa prima del dessert. Tony saltò su dalla sua sedia e la incontro all'entrata della cucina, avvolgendo le sue braccia intorno alla vita di lei. Lui era effettivamente contento di vederla, e lei sembrava eccitata di vedere lui. - si accucciò per avvolgerlo in un abbraccio, ripetendo il suo nome ancora e ancora. Poi si stacco da lui e lo tenne a distanza del braccio per guardarlo. "Come sei cresciuto," disse. Lo diceva sempre, ma questa volta la frase conteneva una domanda diretta oltre la sua spalla, verso suo padre.
Il padre di Tony scrollò le spalle, un leggero sollevamento delle spalle che Tony pensava di non aver dovuto vedere. Sua madre lo avvicinò ancora a sè, e Tony ebbe la scomoda sensazione che lei lo stesse annusando.
"Mamma!" si lamentò mentre si allontanava, lisciando le grinze che lei aveva fatto sulla sua maglietta, in un tentativo di rimanere calmo.
"Scusa," disse sua madre. "E' solo che sono stata via per così tanto tempo."
"Lo so," replicò Tony categoricamente.
Uno scomodo silenzio calò. "Chi vuole una torta?" disse il padre di Tony con forzata allegria. L'istante di imbarazzo se ne andò con l'assalto al gelato e ciliegie. I piatti fecero rumore, i cucchiai si scontravano, mentre i tre parlavano del tempo di baseball e tornavano ad essere una famiglia.
Ma più tardi quella sera, Tony sentì i suoi genitori discutere nella loro stanza, pensando che lui fosse già addormentato.
Rimase fermo, respirando meno profondamente possibile così che il suono del suo respiro non coprisse le loro parole rabbiose e smorzate.
"Come hai potuto permettere che gli accadesse questo?" chiese sua madre.
"Permettere che gli accadesse cosa?" disse suo padre. "Non c'è niente di sbagliato in Tony. Aveva fisico prima di cominciare con il baseball."
"Non c'entra col suo corpo," rispose sua madre.
"Allora cosa c'è? E' un ragazzo intelligente, è solo tranquillo. Dov'è il danno in tutto questo?"
"Non è neanche quello! E' la sua anima - Puzza di morte. Qualcosa l'ha toccato - ha ricominciato a sentire le voci? Che…che cosa non mi hai detto?" chiese sua madre.
Tony ficcò la faccia nel cuscino, sperando che suo padre non dicesse nulla. "Mi ha detto di aver visto un fantasma, un po' di volte nell'ultimo anno, forse anche due anni fa. Da come me ne ha parlato sembrava un incubo, quindi non te ne ho mai accennato," spiegò il padre, sembrando allarmato.
Sua madre urlò, così forte che Tony potè facilmente sentire. "Un fantasma! E non me l'hai mai detto! Avresti dovuto dirmelo!"
Tony dovette sollevare la sua testa dal cuscino per sentire suo padre rispondere amaramente ma tranquillamente. "E cosa sarebbe cambiato se l'avessi fatto? Cosa sarebbe cambiato anche se ti avessi chiamato ogni volta che tuo figlio si svegliava di notte - Saresti venuta a casa?" il silenzio permeò tutta la casa. Tony chiuse gli occhi fingendo di dormire, in caso l'avessero sentito muoversi e stessero venendo a riversare la loro rabbia su di lui. Ma suo padre proseguì. "Ho pensato fosse solo un sogno. Forse non lo era. Sono solo un uomo, non posso fare quello che puoi fare tu."
"Lo so," rispose con amarezza sua madre. Tristemente proseguì."Hai mai parlato del fantasma ancora?" Tony visualizzò il breve gesto del padre, no. "Questa è una buona cosa, credo. Posso proteggerlo finchè sono qui. Resterò finchè posso."
"E quando te ne andrai?" chiese suo padre, rassegnato.
Sua madre rispose troppo piano per permettere a Tony di sentire, mentre la questione degenerava in una discussione. Presto annoiato, Tony cade in un sonno senza riposo.


Quando si svegliò la mattina, sua madre era ancora li. Non era troppo sorpreso - aveva ascoltato tutto la notte prima dopotutto. Ma era sorpreso di trovarla ancora li, il secondo giorno, e il terzo. Faceva pancakes quando si svegliava. Veniva a vedere le partite di baseball. Rammendava i suoi vestiti per il nuovo anno scolastico. Ma più di tutto. lo guardava. Quando stava leggendo nella sua stanza, o quando prendeva i pesciolini nel torrente, o quando tirava mele verdi al gatto dei vicini, si guardava indietro e lei era li. Tony aveva sempre voluto avere sua madre vicino, ma non aveva realizzato quanto impiccione potevano essere le mamme.


La donna fantasma non venne a vederlo più. Tony sospettò che lei fosse sveglia, osservando, spaventando il fantasma. Aveva provato a stare sveglio, ma si addormentava sempre prima di sua madre. Mentre i giorni diventavano settimane - il periodo più lungo in cui sua madre era mai rimasta a casa - Tony si trovò a sentire la mancanza della donna in bianco sempre più. A volte desiderava che sua madre se ne andasse così da far tornare il fantasma; poi si sentiva immediatamente in colpa, e sgattaiolava in camera di sua madre o al fianco della sua sedia per baciarla sulla guancia.


Una mattina Tony scese le scale e non c'erano pancakes pronti. Invece, la piccola borsetta da viaggio di sua madre era fatta e giaceva sul tavolo. "Te ne vai?" chiese, cercando di apparire solo triste, e di non far trasparire le emozioni che gli rimbalzavano nella testa.
"Yep," disse sua madre. "E tu vieni con me."
"Davvero?" squittì Tony. Sua madre annuì. " Ho una partita di baseball fra due settimane."
"Dovrai saltarla," disse lei, senza nemmeno girarsi dal bancone della cucina.
"Il coach si arrabbierà da matti," osservò Tony dubbioso.
"Fragola o uva?" chiese sua madre, indicando un panino mezzo fatto sul bancone.
"Uva. La scuola comincia in due settimane," notò, a malincuore.
"Lo so," rispose, girandosi verso il panino. "Sarai tornato per quel giorno. Probabilmente."
Tony era enormemente curioso ora. "Dove stiamo andando? Lo sa Papà?"
"Naturalmente lo sa. Stiamo andando a trovare tuo nonno." La madre di Tony unì le due parti del panino e con mani esperte lo mise nella borsa del pane.
"Non ho un padre," disse Tony.
Sua madre mise la borsa del pane in cima alla sua borsa. "Hai ragione, non è veramente tuo padre. Ma chiamalo così, perchè è educato."
"Oooook. Quando ce ne andiamo?" chiese Tony, grattandosi un lato della testa in una crescente confusione.
"Ora," rispose lei, mettendosi sulle spalle la borsa che era appoggiata al tavolo. Diede una borsa più piccola a lui. "Qui c'è tutto ciò di cui avrai bisogno."
'E i miei fumetti, il mio guantone da baseball, la mia giacca preferita e mio padre' pensò. Si mise sulle spalle il suo zainetto come aveva fatto sua madre, o al meglio di quello che poteva fare, e camminò fuori dalla porta dietro a lei. E lei, pensò - sarà in grado di trovarmi?
Tony era stato stanco prima - veramente stanco, come dopo una partita. Ma quello non era nulla in confronto a quanto stanco era ora. Avevano camminato fino alla fine della strada e avevano preso un autobus. Tony non aveva mai preso un autobus per attraversare la città, e gli era sembrato strano vedere la città scorrere fuori dal finestrino. Tutta la cosa del viaggio era sembrata semplice. Poi erano scesi al capolinea e avevano cominciato a camminare. E avevano continuato a camminare, tutto il giorno, e per molto tempo nella notte. La madre di Tony aveva il passo lungo, le sue gambe sembravano stringersi quando sollevava il piede per poi tornare alle dimensioni reali quando toccavano il terreno. Non parlò molto, eccezion fatta per dirgli di starle dietro, o di stare attento alla buca, e comunque non sarebbe riuscito granchè a sentirla perchè non riusciva mai a starle dietro. Tony cominciò ad arrancare a metà pomeriggio; sua madre bilanciò la sua borsa sopra quella che aveva già sulle spalle, e continuò a camminare. Quando si alzò dalla sparuta cena a base di panini e mele, riusciva appena a strascicare i piedi. Quando sua madre trovò un posto in cui dormire in un granaio aperto, Tony stava già dormendo ancora prima di toccare il duro terreno. Se il suo fantasma era venuto a trovarlo quella notte, non l'avrebbe mai saputo.
Il secondo giorno passò allo stesso modo; il terzo, chiesero un passaggio su un autotreno.
Dopo che sua madre ebbe pagato una cena al camionista, madre e figlio proseguirono ulteriormente per alcune ore a piedi. Tony era giovane e forte, e i suoi muscoli si stavano già stringendo e crescendo per fare fronte a questa nuova sfida. Ma dopo solo due ore di cammino il giorno successivo - il sole era appena levato - raggiunsero una piccola città. La madre di Tony lasciò la sua borsa su una panchina affacciata sulla strada principale, che non aveva neanche un semaforo. "Siamo in anticipo," disse lei. "Quel passaggio con il camionista ci ha portato qui più velocemente di quanto pensassi. E' stato un colpo di fortuna. Ci stavamo prendendo indietro - Mi ero dimenticata di quanto le tue gambe fossero più corte."
Tony si sedette sulla panchina confuso. Non aveva niente da dire; non riusciva a capire come sua madre potesse aspettarsi che camminasse fino a qui, sui suoi due piedi, più veloce di quello che aveva fatto.
"Aspettami qui. Vedrò se sono pronti per noi," disse di spalle mentre si allontanava, i suoi passi sprintosi come quando avevano lasciato casa. Tony attese finchè lei girò l'angolo, poi riarrangiò la sua borsa come un cuscino e si stese sulla panchina. Sembrava che ci sarebbe stato un sacco di tempo per fare un pisolino prima che la piccola cittadina si svegliasse - sempre che si svegliasse.


Il sole era alto nel cielo quando Tony si svegliò. Strizzando gli occhi contro il riflesso, stava girando il suo viso verso la panchina per cercare di dormire un altro po' quando sentì una presenza familiare. Lei era li. Gli occhi di Tony si sbarrarono e si guardò intorno freneticamente e futilmente - la luce del sole era soverchiante, riusciva a malapena a vedere gli edifici intorno a lui, figurarsi un filo di donna in bianco. Con un nodo alla gola, chiuse gli occhi, immaginandola fluttuare sopra di lui. Non era mai venuta da lui in pieno giorno. Era preoccupata per lui? O era rimasta a guardarlo tutto questo tempo, e non gli era mai mancata così tanto, abbastanza da vederla?
Aprì gli occhi un pochino, schermandosi dalla luce con le ciglia, ma ancora gli era invisibile. Immaginò la forma del suo viso tra i granelli di sabbia che brillavano nell'aria. Quando i suoi occhi si rigirarono verso la testa per riprendersi dallo sforzo, la vide, più vicina che mai. Era appena sopra di lui, più vicina che mai. Era giusto sopra di lui, il suo naso quasi lo sfiorava. Le sue labbra si muovevano senza emettere suoni, formando parole che Tony non capiva. Era felice, steso su una panchina dura in una strana cittadina, da solo, finchè lei era li. Sembrava contenta anche lei, per avere ottenuto una nuova vicinanza.
Tony si sedette impettito nel sentire la voce di sua madre, un frammento di memoria divenne vivido nella sua mente come se fosse sempre stato suo, mentre attraversava il suo corpo effimero:
Sabbia e acqua. Rosso e verde. E la gioia di correre, correre col vento caldo nel naso e caldo terreno che si sposta sotto le sue zampe.
Zampe? Tony pensò confuso, mentre si stropicciava gli occhi per mettere a fuoco.
"Tony!" sua madre chiamò di nuovo, correndo sulla strada verso la panchina. "Svegliati, prendi le tue cose. Sarà qui in un minuto." Le tende si scostarono mostrando volti annoiati dietro di essere; la voce di sua madre era la cosa più rumorosa in città. "Tony, svegliati!"
"Sono sveglio," disse lui dolcemente. "Pensavo fossimo in anticipo."
"Lo eravamo. Essere in anticipo vuol dire solo che la prossima cosa arriverà più in fretta," disse sua madre mentre prendeva la sua borsa dalla panchina.
"Cos'è la prossima cosa?" borbottò Tony mentre si metteva la borsa in spalla.
"Incontreremo tuo Nonno all'autobus," spiegò con impazienza crescente. "Dai, sarà qui a minuti."
Il ricordo della corsa su quattro zampe di pochi momenti prima era così vivida che Tony inciampò sui due che aveva mentre correva dietro sua madre. Percorsero la città nella sua estensione, sentendo cani guarire dietro le tende. Si fermarono di fronte a un attempata farmacia che aveva un insegna scritta a mano su cui si poteva leggere "AUTOBUS" sulla finestra, giusto in tempo.
I freni del bus si inserirono, e dalla porta scese sul marciapiede un uomo anziano.
La madre di Tony avanzo', con occhi bassi e testa china. "Nonno, grazie per averci incontrato." Era decisamente molto piu' cortese e reverenziale di come Tony l'avesse mai vista, Questo spavento' un po Tony; decise di studiare l'asfalto anche lui.
La risata del vecchio uomo era asciutta ma forte. Nonostante la schiena incurvata per l'eta' era ancora piu' alto di sua madre. Raggiunse il mento di sua madre con una mano nodosa e lo sollevo', portando gli occhi di sua madre a incontrare i suoi."Oralee, come avrei potuto non venire. Hai fatto cosi tanto per me, e mi hai chiesto indietro cosi poco." Sposto' la sua attenzione a Tony, agitato come se potesse sentire l'attenzione del vecchio uomo sulla sua testa. "E' questo il giovane uomo per il quale ho percorso tanta strada?"
La madre di Tony mise una mano sulla sua spalla, spingendolo gentilmente in avanti. "Io sono Tony", balbetto'. "Lieto di conoscerti, Nonno," si ricordo' di aggiungere.
Il vecchio uomo mise la sua mano sulla spalla di Tony. Tony pote' sentire i calli attraverso la maglietta. "Vai avanti, Oralee. Tony e io faremo una passeggiata." Detto questo, la madre di Tony annui, si giro', e se ne ando'. Oltre ad essere spaventato, Tony ora si sentiva un po' tradito.
Il vecchio uomo attese finche' la madre di Tony fu fuori dalla visuale, poi guido' Tony nella polverosa farmacia. "Ma prima, andiamo a prenderci qualcosa di fresco da bere. Girare in autobus mi mette sempre sete." Si sedettero su fatiscenti sgabelli mentre il vecchio uomo contava gli spiccioli per due bottiglie di soda. I piedi di Tony penzolavano goffamente mentre beveva rumorosamente dalla bottiglia, che sapeva di vecchio come i segni sulle finestre. Il vecchio uomo sembro' non curarsene. "Ti e' piaciuto il viaggio fino a qui, Tony?" chiese.
Tony scrollo' le spalle "Non e' stato male. Forse un pochino strano. Mi manca Papa'."
Il vecchio uomo annui. "Dire addio alle persone che amiamo e' sempre la parte piu' difficile del viaggio. Il cuore non si indurisce facilmente come i piedi. Sai perche' sei venuto fin qui a incontrarmi?" Tony scosse la testa. " Tua madre e' preoccupata per te. Ora, stai fermo un attimo cosi posso vederti bene."
Tony lascio' la bottiglia sul bancone cosi il vecchio uomo pote' sbirciare nelle sue orecchie, sollevare le sue palpebre, e controllare anche i suoi denti. Tony era mortificato, ma la donna tranquilla dietro il bancone non sollevo' neanche lo sguardo.
Quando l'uomo ebbe finito, Tony chiese, "Sei un dottore?"
"Beh, in un certo senso," sorrise il vecchio uomo. "Ma non ho mai passato un giorno in un ospedale in tutta la mia vita. Finisci di bere, e andremo a fare la nostra passeggiata."
Tony bevve piu' soda che pote', poi salto' giu' dallo sgabello. Rutto' appena i suoi piedi toccarono terra. Le sue guance si arrossarono quasi in fiamme per l'imbarazzo finche' il vecchio uomo rutto' con gusto e uno scintillio nei suoi occhi. Rilassato, Tony rutto' numerose volte mentre camminavano fianco a fianco.
Dopo alcuni minuti di passeggiata arrivarono a un cimitero, una cadente collezione di pietre all'interno di una recinzione arrugginita. Il cancello giaceva socchiuso; il vecchio uomo attraverso' l'uscio, e Tony lo segui. Camminarono tra le tombe in silenzio per un po', fermandosi qua e la per decifrare le iscrizioni o per passare gentilmente un dito sulla pietra scolpita. Il vecchio uomo si fermo' di fronte a una lapide che si rifiutava di crollare come le altre attorno ad essa, e ruppe il silenzio. "Cosa puoi dirmi della persona che e' sepolta qui, Tony?"
Tony si accuccio' per guardare la lapide. "Il suo nome era Malinda Parsell. E' morta 64 anni fa. Aveva ventitre' anni."
Il vecchio uomo annui distrattamente, guardando l'aria vuota sopra la lapide. "Si. Ma puoi dirmi qual'era il suo aspetto? O come mori?"
Tony si morse il labbro e studio' la lapide attentamente. "Non c'e' nient'altro qui, Nonno."
"Ne sei certo?" insistette il vecchio uomo.
Tony si alzo' e cammino' intorno alla lapide, poi studio la tomba da entrambi i lati sperando di trovare un indizio. "Non vedo nient'altro di lei."
Gli occhi del vecchio uomo tornarono a fuoco mentre posava il suo sguardo su Tony. "Va bene allora. Torniamo indietro."
Una volta abbandonato il cimitero socchiudendo alle loro spalle il cancello, il vecchio uomo si avventurò in un altra domanda. "Tony, hai mai visto un fantasma?"
Tony inciampò, e il suo cuore si congelò nel suo petto per un terribile istante. Non aveva mai detto una parola dalla prima notte riguardo la donna in bianco. Tony non voleva parlare di lei, ma non voleva nemmeno mentire al vecchio uomo. Era stato gentile. "Alcune volte, forse," borbottò. "Una donna fluttuante."
Lo sguardo del vecchio uomo si strinse velocemente, come un falco che scopre un topo in un documentario. "Conosce il tuo nome?"
Tony, sorpreso dalla domanda, pensò per un istante. Quando rispose, si dimenticò di essere evasivo. "Non lo so. Penso che lo sappia, ma non mi ha mai parlato."
"La vedi spesso?" chiese il vecchio uomo.
Tony studiò le crepe sul marciapiede. "Ogni tanto."
Il vecchio uomo si fermò e si guardò intorno."Lei è qui ora?"
"No," rispose Tony senza neanche alzare lo sguardo.
Tornarono indietro camminando in silenzio.
La madre di Tony li aspettava all'angolo.
Tony colse appena un sorriso prima che lei si rivolgesse al vecchio uomo, che la prese per un gomito e la trascino' per qualche metro lungo il marciapiede.
Tony levò un po' di sporco con il dito dalla finestra del vecchio negozio e cercò di non ascoltare, ma ovviamente sentì tutto.
"Sta bene?" chiese la madre di Tony.
"Si, per ora," replicò il vecchio uomo. "Sembra che non veda il fantasma naturalmente, quindi probabilmente è il fantasma stesso che si presenta a lui - se è effettivamente un fantasma."
La madre di Tony aggrottò le sopracciglia. "Puoi bandirlo?" il vecchio uomo si grattò la nuca pensieroso. "Forse. Forse no. Potrebbe solo farlo arrabbiare. Sarà meglio dare a Tony gli strumenti per difendersi."
La madre di Tony diede uno sguardo oltre il vecchio uomo; concentrò tutta la sua attenzione sui ghirigori sulla finestra. "E' così giovane…"
"Sarà un cambiamento in anticipo, si, ma penso che si adatterà al meglio in fretta," asserì il vecchio uomo. La madre di Tony annuì esitando, tranquillamente. "Manderò alcuni dei miei uomini più affidabili che ti sgomberino la strada," continuò, "per ora, porta il tuo ragazzo a casa, e prenditi cura di lui."


Cominciò l'anno scolastico. Per un po', la famiglia di Tony sembrò una famiglia normale: padre, madre, figlio. L'illusione non durò molto, comunque. Alcuni dei ragazzi pensavano che il racconto di Tony del suo viaggio con la madre era ganzo, ma alla maggior parte sembrava che la famiglia di Tony era povera e stupida. Tony fece a botte quando qualcuno insultò sua madre. I genitori del ragazzo chiamarono la polizia, che cominciò a investigare sulla possibilità di maltrattamento di minore. Il padre di Tony gli disse che la macchina si era rotta, e si scusò per l'esagerazione del figlio. La polizia se ne andò, ma Tony ora era segnato; sussurri e prese in giro lo accompagnarono lungo tutto il suo percorso scolastico.
Come se non fosse abbastanza, a Tony mancò la signora in bianco. Non la vedeva da quando avevano fatto quel viaggio. Fantasticò sul fatto che si fosse persa, o che lui l'avesse spaventata o l'avesse fatta arrabbiare quando si era seduto dentro di lei. Molto più probabilmente, pensò, lei sapeva che sua madre lo controllava sempre, e non le piaceva. E neanche a lui piaceva granché in realtà. A Tony era mancata la madre per anni e aspettava ansiosamente le sue visite, ma ora che era sempre con lui, non trovava il tempo per stare da solo.


Quando sua madre annunciò la sua imminente partenza una mattina, Tony provò un immenso sollievo - e un immenso senso di colpa subito dopo. Che razza di ragazzino era che era contento che sua madre andasse via? Gli sarebbe mancata - gli mancava che gli mancasse. Sua madre se ne andò velocemente, come al solito; Tony la abbracciò e le diede un bacio sulla guancia prima di andare a scuola, e quando tornò, lei non c'era già più. Tony controllò: si, gli mancava. Con una sensazione stranamente vicina alla soddisfazione tornò ad adagiarsi alla vita di tutti i giorni con suo padre.
Dopo una cena tranquilla, Tony si scusò e andò a letto.
Suo padre sembrò distratto; non commentò neanche che era incredibilmente presto. Nella sua stanza, Tony si levò i vestiti, mise un libro a fianco al cuscino in caso suo padre entrasse a controllare, poi si mise sotto le coperte ad aspettare.
Non attese a lungo. Il cielo fuori era ancora luminoso grazie agli ultimi raggi di sole prima della sera, quando la spettrale donna comparve poco sotto il soffitto. Lentamente come sempre, scivolò giù verso il letto di Tony. Nel momento in cui la luna sorgeva, lei era appena sopra di lui. Eccitato dal ricordo delle immagini che avevano riempito la sua mente quando l'aveva accidentalmente "toccata" l'ultima volta, Tony sollevo la mano nel tentativo di accarezzarle il mento.
Per quanto cercò di essere dolce, la sua mano raggiunse il suo volto spettrale e lo attraversò. Rimase scioccato dalla sua mano dietro le sue labbra, prima di essere sovrastato da una sensazione ancora più aliena.
Rosso deserto, verde fiume. Le sue zampe quasi non fanno rumore camminando sulla sabbia, un sussurro di granaglie brillanti e sparpagliate. Era un lupo dal pelo nero, lucido, e aveva fatto della sua casa ciò che aveva scelto, la ferma austerità del deserto o la riottosa abbondanza dei margini dell'acqua. Ma non era solo - tutto attorno a lui erano lupi, neri come il kohl, che correvano al suo fianco, sfidandolo in una gara di velocità.
Corsero finchè la mole del sole non scomparve nell'orizzonte e il disco argenteo di luna salì al cielo. Li, si fermarono per riposare su una piattaforma di pietra, all'aperto sotto il cielo notturno.
Era un uomo ora, forte nelle braccia e dalla camminata veloce. Gli altri si riposarono con lui, alcuni dipingendosi i corpi da lupo, altri preferendo la pelle umana per sfuggire al calore dello sforzo intenso. Lei sedeva a fianco a lui, la sua mano sul suo ginocchio. Raggiunse il suo mento per accarezzarlo, un gesto stanco e affaticato. "Ora, finalmente, posso condividere questo con te," lei disse.
Lui si guardò intorno con stupore. "Che cos'è questo?"
"Questo è ciò che era," rispose lei. "Prima dei tempi oscuri. Questa è la tua casa."

La porta della camera di Tony si spacco con un suono simile a quello di un colpo di fucile, come se qualcosa di molto largo si fosse schiantato contro di essa dall'esterno. Tony si sedette, con una nebbia eterea, fantasma, vorticante attorno a lui.
Oscure forme crebbero nel deserto, nere contro le stelle. Il tanfo di cose sporche si intrecciò con il distintivo odore dei serpenti, e si ventilò contro i viaggiatori sfiniti. Lei prese il suo braccio e lo spinse via. "Corri!" urlò, e corsero.
Con il successivo fragore brutale, un braccio peloso e artigliato fece breccia attraverso il legno della porta. Tony si mosse dal suo letto verso la finestra, attraverso il balcone e cadde sul soffitto della veranda. Arrampicandosi verso il ciglio, si calò dalle colonne di supporto senza curarsi dei tagli che si lsciava sulle bracia nude e sulle gambe. Poi corse.
Il nemico non poteva tenere testa alla velocità dei lupi, ma essi avevano già corso per molto tempo ed erano stanchi, mentre il nemico si era riposato, giacendo in attesa. Il tempo per correre era finito; ora era tempo di combattere.
Tony corse giù per le strade scure; i lampioni erano spenti, ma c'era abbastanza luce lunare per vedere- quasi. Il mostro lo seguì, poco aggraziato, sfondando la veranda sotto il suo peso. Ma c'erano altri nell'oscurità. Tony corse, con la sostanza eterea che ancora lo avvolgeva, ma presto non ebbe più posto dove correre.
Raggiunsero un terreno rialzato e si voltarono per resistere. Il deserto vomitava nemici, gigantesche creature di forza distruttiva, e minuscole creature ricolme di veleno. Per quanto il nemico che guardavano fosse terrificante, lo scontro diventò quasi una danza davanti a lui. Sapeva ciò che andava fatto mentre estraeva la sua spada ricurva per aprirsi una via decapitando un nemico, per poi voltarsi per far scivolare la spada tra le scaglie di un altro avversario dietro di lui. Lei piroettava in una sua danza di morte al suo fianco, ma mentre il suo corpo si animava di prescritti movimenti le sue parole tagliavano le nebbie del tempo.
Tony corse il più lontano possibile. Stavano giocando con lui; lo lasciarono correre finchè i suoi muscoli non bruciarono. Infine, esausto e zoppicante a causa dei tagli e le ferite ai piedi, si fermò. Era perduto, e circondato. Le bestie si avvicinavano ringhiando. Le sue mani si chiuserò a pugno sui suoi fianchi- non poteva correre, ma avrebbe combattuto finchè poteva. Artigli cominciarono a sporgere e affilarsi, scavando nella carne dei suoi stessi palmi. Sentì un ringhio uscire dalla sua stessa bocca, le sue labbra strette e tirate contro i denti, la sua mascella che si incrinava dolorosamente. Le sue visioni ruotavano mentre il suo corpo mutava dietro di lui. Un ultima volta vide il suo volto fantasma, contorto nella disperazione, a pochi centimetri da quello di Tony.
Non abbiamo dimenticato!" urlò lei, la sua voce alta e sottile attraverso il caos. "Torneremo a voi prima della fine!" I nemici si affolavano sulla collinetta; lei era soverchiata da tutti i finachi, e lui non riusciva a crearsi un passaggio attraverso gli avversari per raggiungerla. "Ma state attenti! Non siamo soli nell'oscurità!" E poi scomparve, persa in spire di serpenti. L'ira lo riempì…//
…spingendolo verso la bolgia di mostri che lo circondavano, e lo schernivano. Sentì un sottile urlo, mentre il suo corpo, il corpo di un ragazzo, espoldeva in un miscuglio di carne e pelo; l'apparizione della forma eterea della donna scomparvero velocemente e improvvisamente come se fossero stati avvolti da un immensa mano nera. Lei era scomparsa per sempre, e lui lo sapeva. Con un ululato di disperazione lui si lanciò contro i suoi tormentatori.


L'alba accolse Tony che camminava lungo le strade verso la sua casa sfregiata dalla battaglia. Vestiva dei pantaloni larghi raccattati da una lavanderia del vicinato, e nient'altro; sua madre attendeva vicino ai rimasugli della veranda. Si fermò lontano da lei, e la fissò con sguardo accusatore. "L'hai fatto tu. Di proposito."
La madre di Tony annuì. Non sembrava felice, ma Tony non se ne curò.
"Perchè?" chiese lui.
"Per proteggere te," disse lei.
"Proteggere me?" urlò Tony. "Sarei potuto morire!"
Sua madre non rispose.
"E me l'hai portata via. Eri intenzionata a farlo," sbottò Tony con tono accusatore.
Sua madre rispose tranquillamente, "I fantasmi sono pericolosi."
"Non era solo un fantasma!" piagnucolò Tony.
"E allora che cos'era?" chiese sua madre.
Tony rimase in silenzio. "Non lo so," rispose dopo alcuni istanti. "Ma la troverò. Non importa ciò che dovrò fare." Poi si girò e cominciò a camminare.
"Dove stai andando?" chiamò sua madre.
"Viaggerò," rispose Tony da sopra le spalle.
Il vecchio uomo aveva sbagliato. Mentre si allontanava da casa, i piedi di Tony erano doloranti, ma il suo cuore era come pietra.