Comunione

“Cavolo, vecchio! Dove mi stai portando?”

Il vecchio si girò verso suo nipote, con un’espressione stizzosa sul volto. “Impaziente. Non hai le ossa che ti scricchiolano mentre sali questa collina. Sei giovane e forte. Quindi stai zitto.” Si rigirò e continuò a salire la ripida collina, allungandosi per afferrare alcune radici con cui aiutarsi a salire.
Little John Fox scosse la testa, pieno di disgusto. Suo zio era più vecchio di Dio, come si usava dire da quelle parti. Sicuramente lo sembrava. Venire trascinato fuori con questo tempo - abbastanza freddo da gelare un uomo se restava fermo per troppo tempo - ed essere costretto a marciare su Vision Hill ancor prima che il sole si alzasse abbastanza da sgelare un po’ di ghiaccio. Il vecchio doveva avere problemi di senilità.
“Dai, zio. Torniamocene nel furgone e accendiamo il riscaldamento. I nostri culi si geleranno fino a diventare blu, se resteremo qui fuori!”
Il vecchio non rispose. Continuò a tirarsi su sulla collina, anche se lo sforzo sembrava provocargli dei dolori. Ma la sua resistenza sembrava non finisse mai; non fece mai una pausa, continuò solo a salire.
Little John sospirò e lo seguì, raggiungendolo velocemente. Era tornato alla riserva dal college per vedere la sua famiglia e per dar loro i soldi che aveva guadagnato in città. Non si sarebbe mai aspettato che suo zio lo avrebbe svegliato alle tre di mattina, spinto nel suo pickup e portato fin qui. Suo padre era in piedi e sembrava preoccupato, ma aveva abbassato la testa quando John gli aveva chiesto di calmare lo zio, di smetterla con quell’idiozia. Aveva detto solo “Rispetta tuo zio, John.”

Rispettare cosa? Un vecchio semplicione che pensava di essere uno sciamano? John sogghignò alle spalle di suo zio. Ora lui conosceva dei veri sciamani, non il tipo 'vecchio pazzo umano,' ma il tipo lupesco. Sentì un flusso di orgoglio pensando al suo segreto, ciò che gli era successo al college e che non poteva dire nemmeno ai suoi parenti. Come si era trasformato in un licantropo. No, non poteva dirlo, perché altrimenti i suoi nemici sarebbero giunti. Il Wyrm ha molti servitori, fin troppo disposti a cacciare gli innocenti. Non gli era piaciuto lasciare il suo nuovo branco per il fine settimana ma Madre Marissa aveva insistito perché andasse a trovare i suoi genitori. Perché le importasse qualcosa, lui non capiva. Ma aveva fatto ciò che gli era stato detto. E se ne stava pentendo.

Suo zio sparì dietro l’altura e John capì che avevano raggiunto la sommità. Fece gli ultimi passi per raggiungere suo zio, camminando attraverso uno spazio innevato e dirigendosi verso una grande pietra.
“Non sei mai stato qui” gli disse suo zio mentre camminava, “Ed è colpa mia. Ero troppo occupato mentre tu crescevi, quando ne avevi più bisogno. Poi te ne sei andato ed era troppo tardi. Ma ora sei tornato e faremo le cose nel modo giusto.”
“Fare cosa, zio? Non mi hai ancora detto cos’è tutta questa storia.”
“Hai imparato tutte le cose sbagliate mentre crescevi. Aiutare i guerrieri a contrabbandare liquori e sigarette, venire colpito e rispondere al fuoco. Sei fortunato che non ti abbiano mai preso. Se tu fossi finito in prigione, probabilmente non ti avremmo più rivisto.”
“Senti, non prendertela con i guerrieri. Cercano solo di fare un po’ di soldi. Nessuno ci lascia guadagnare qualcosa in maniera onesta, quindi se dobbiamo infrangere la legge, così sia. I soldi che ho fatto mi hanno permesso di andare al college, ricordi?”
“Oh, già, il college. Molto importante. Ti riempiranno la testa di cazzate. Così piena che non ci sarà spazio per nient’altro. Niente di buono, almeno. Quanto sai delle nostre tradizioni, Little John?”
“Non ho bisogno di sapere molto. La maggior parte è nel passato. Noi siamo nel presente.”
Lo zio scosse la testa e quando arrivò alla roccia si fermò. Iniziò a tirar fuori delle cose dalla sua borsa di pelle: una pipa, del tabacco, un sonaglio e degli artigli e zanne di animali. “Il nostro passato è ora. Le nostre tradizioni sono perpetue. Loro non hanno dimenticato, e noi dobbiamo onorarli. E’ il nostro dovere.”
“Chi sono loro?”
“Gli spiriti. Gli animali. Quelle creature tutt’attorno a noi che ci danno la vita e ci proteggono dal male.”


Little John sorrise. Sapeva degli spiriti; ne aveva visti alcuni. Larissa aveva detto che lui era un Teurgo, un uomo degli spiriti. Ma sapeva che solo i Garou potevano insegnargli qualcosa sugli spiriti, perché solo loro potevano vederli, viaggiare fino al loro mondo: l’Umbra. Uomini come suo zio potevano venire toccati da loro, ma non ci potevano parlare. Sospirò. Tempo di fare un po’ di humor sul vecchio.
“Ok, gli spiriti. So di loro. Accendiamo la pipa e fumiamo un po’ per loro e poi ce ne andiamo a casa, ok?”
Lo zio lo folgorò con un’occhiata. “Siediti. Fumeremo, sì. Ma non si tratta di tabacco.”
Little John si sedette, confuso. “Cosa intendi dire? Non è hashish, vero? Non me l’aspettavo da te.”
Lo zio sorrise. “No, non è marijuana. E’ qualcosa di speciale. Qualcosa che ho fatto solo per te e per il tuo viaggio.” Iniziò a infilare delle erbe nella pipa, e John poteva vedere dai colori - bianco, giallo e rosso - che non si trattava di tabacco.
“Viaggio? Pensavo che questa collina fosse la destinazione del nostro viaggio. Andiamo da un’altra parte?”
Lo zio accese la pipa con un fiammifero e si girò verso est. Offrì la pipa verso quella direzione, mormorando qualcosa. Continuò a muoversi come in un cerchio, offrendo la pipa a tutte le direzioni. Quindi prese una boccata. Un sorriso gli si dipinse in volto ed egli si guardò intorno, ridacchiando. Strizzò gli occhi, e poi porse la pipa a John. “Vai, stanno aspettando.”
John fece spallucce e prese una boccata a sua volta. Trattene il respiro e non poté evitare di sorridere. Si sentiva bene, leggermente euforico. Aprì gli occhi e vide suo zio che lo osservava, sorridendo. Ma il suo sorriso era pieno di denti affilati e i suoi occhi erano quelli di un lupo.

La gola di John si chiuse ed egli iniziò a tossire violentemente. Chiuse gli occhi che iniziavano a lacrimare, e poi li riaprì. Suo zio non c’era più e il paesaggio aveva preso vita. La luna era in cielo e il sole se n’era andato. I pini si piegavano sotto una leggera brezza, ma sembravano osservarlo. John non sapeva dire perché, ma si sentiva occhi che lo spiavano dappertutto. Egli si alzò e cercò suo zio. Non c’era segno di lui; anche la pipa e i feticci di animali non c’erano più. Little John scosse la testa tentando di schiarirsi la mente. Devo aver dormito per ore. Quella roba è potente. Mi chiedo cosa fosse. Lo zio dev’esser tornato al furgone.
Aveva iniziato a dirigersi nella direzione dalla quale erano venuti, quando sentì un ramo rompersi tra gli alberi lì vicino. Si fermò e si guardò attorno. Niente. Dev’essere stato uno scoiattolo. Continuò a camminare.
Qualcosa di piccolo e bianco si lanciò dal bordo del bosco direttamente sul suo petto. Sorpreso, John scivolò sulla neve e cadde. Un coniglio se ne stava seduto sul suo petto, e lo guardava direttamente negli occhi. John giurò che stava sogghignando. Poi, parlò: “Ce l’ho! In fretta, mentre è ancora giù!”
L’area si riempì di attività. Un cervo corse a sdraiarsi sulle sue gambe, bloccandole al suolo. Un alce arrivò al galoppo e pose le sue zampe anteriori sulle spalle di John, bloccandolo definitivamente e rompendogli le clavicole.
“Aaargh!” John gridò. “Toglietevi! Che cazzo sta succedendo?”
Il coniglio iniziò a mordergli il collo, aprendogli la giugulare. Il sangue schizzò nell’aria e attraversò la neve, macchiando di rosso il pelo del coniglio. Il cervo cominciò a mordergli le gambe, divorandogli i tendini. John sussultò d’orrore, la mente annebbiata dal dolore.
Un corvo volò giù dal cielo e si posò sulla sua guancia. “Posso partecipare?”
“Sicuro!” disse il coniglio. “Ma il suo fegato è mio.”
“Nessun problema”, disse il corvo. “A me piacciono gli occhi.” E così abbassò il becco e strappò l’occhio destro di John.
John urlò e tentò di trasformarsi in forma Crinos. Il suo corpo iniziò a mutare, la pelliccia cominciò a spuntare, mentre le dimensioni del petto crescevano… allora il coniglio gridò: “Proprio quello che aspettavo!” e scavò nel costato che si allargava, raggiungendo l’interno e morsicando il fegato.
John svenne.

Rinvenne parecchio tempo dopo, perché la luna si era spostata nel cielo per un bel po’. Ma poteva vedere con entrambi gli occhi e muovere le gambe. Stava bene. Non c’erano danni. Era stato solo un sogno. Ma mentre si guardava attorno, vide sangue e orme dappertutto. Tracce di coniglio, tracce di cervo, tracce di alce. E tracce di corvo. Rabbrividì e si rese conto di essere ancora in forma Crinos. Doveva essere guarito mentre era svenuto. Ma cos’era successo? Perché cavolo gli animali lo avevano attaccato? Perché normali animali erbivori lo stavano mangiando? Che tipo di mondo insano era questo? Oh cavolo! Sono nell’Umbra! Com’è successo? Dev’essere stato lo zio. E’ stato un Garou per tutto questo tempo. Questa è la sua vendetta per la mia mancanza di rispetto. Io e la mia bocca. Devo uscire da qui. Devo trovare una superficie riflettente.
Iniziò a muoversi verso il luogo dove nel mondo materiale si trovava il furgone. Sapeva che, mentre poteva sbirciare nel mondo materiale, aveva bisogno di un oggetto brillante o di una pozza d’acqua in questo mondo. Ma era l’unico posto che conosceva.
Mentre scendeva per la collina, si accorse di essere molto affamato. Il suo stomaco borbottava prepotentemente e le sue gambe iniziavano a cedere. Rigenerare tutti i miei organi mi deve aver sottratto parecchie energie. Devo trovare del cibo.
Non appena lo pensò, si fermò, orecchie e naso di lupo attenti. Un cervo aveva percorso il sentiero sotto di lui, apparentemente ignorando la sua presenza. Avanzò su tutti e quattro gli arti, trasformandosi in forma Lupus. Riusciva a vedere il cervo ora, un grande maschio. Lo aggirò silenziosamente, per essere sicuro di non essere sotto vento. Il cervo ignorava la sua presenza, la testa chinata per brucare l’erba.
Si tese e saltò. Vorticò e lo guardò negli occhi mentre letteralmente volava nell'aria verso il cervo. In quel momento i loro occhi si incontrarono, e il cervo si piegò. Lui gli atterrò addosso e le sue fauci si avvolsero attorno al suo collo, aprendogli la giugulare. Scivolò lungo i fianchi e li aprì con i suoi artigli. Il cervo emise un debole suono e cadde, la sua vita che scorreva via. John si avvicinò di nuovo per mangiare, ma si fermò quando incontrò i suoi occhi. Sentì vergogna e chinò la testa e fece per andarsene.


“Non osare rifiutare il suo sacrificio!” gridò suo zio, spuntando dai boschi davanti a lui, oltre il cervo morente. “Ha scelto di morire perché tu possa mangiare! Ringrazialo.”
John guardò stupefatto suo zio, e poi guardò di nuovo il cervo. Era quasi morto e si sentì ancora peggio allungando la sua agonia. Ma sapeva che suo zio aveva ragione, in profondità lo sapeva. “Mi… Mi spiace. Non l’ho mai fatto. Per favore, perdonami. Io… ti ringrazio. Ho bisogno della tua forza per andare avanti. Devo combattere il Wyrm, per Gaia. Per favore, non giudicarmi.” Iniziò a piangere dalla vergogna, all’idea che si era ritenuto più degno di vivere rispetto alla sua preda.
Il cervo sbatté gli occhi e morì. John ebbe una sensazione di sollievo, una sensazione di cui sapeva di non essere l’unica causa. Sentiva qualcosa che gli parlava, sussurrando lentamente al suo orecchio, ma non riusciva a distinguere coscientemente le parole, ma queste gli davano comunque pace.
“Molto bene. Molto bene,” Disse lo zio. “Hai reso orgogliosa la tua preda. Ora mangia, cacciatore, e sappi che il tuo cibo è salutare.”
John lacerò il fianco del cervo e ululò deliziato mentre il sangue scorreva dalle sue fauci fino alla sua pelliccia. La carne rossa e cruda era più buona di qualsiasi pasto avesse mai avuto, e la masticò con gusto. Dopo che la sua fame fu placata, guardò suo zio. Tornò in forma umana, con il sangue che macchiava ancora le sue guance. “Prendine un po’, zio. Te lo devo.”
“Questo è il primo segno di rispetto che mostri,” disse lo zio, sedendosi con la schiena contro un albero. “E ti ringrazio. Ma hai molto da imparare. Più in là, quando avrai imparato a cacciare nella maniera giusta, darai la prima parte della preda a quelli che stanno sopra di te.”
John si vergognò di nuovo. Era una parte della Litania. Larissa l’aveva insegnata a lui e al suo branco. La conosceva ma se l’era dimenticata completamente. Lo zio aveva ragione. Aveva molto da imparare. “Non riesco a capire tutto questo. E’ troppo strano.”
Lo zio scosse la testa. “Sono le tradizioni. La cosa strana è che te le sei dimenticate. Non puoi mangiare le vite degli altri senza dare qualcosa in cambio. E’ il patto più antico di tutti, la prima comunione e sacramento. Oggi il mondo è malato perché le persone hanno dimenticato. Prima di oggi, quand’è stata l’ultima volta che hai pregato per ringraziare il tuo cibo? Ti ha dato molto, ma cos’ha ricevuto? Nessuno può essere un Teurgo se non capisce questo. Non puoi avere potere su qualcosa se non gli hai prima dato qualcosa di te stesso. I poteri animali ti hanno mangiato, ed ora tu puoi mangiare loro senza vergogna. Ora puoi attingere dal loro potere e comandarli. Hai pagato per questo potere col tuo corpo.”
“Sei un Teurgo, zio? Pensavo fossi solo un Kinfolk.”
“Heh. La tua mancanza di rispetto ti ha reso cieco. E se fossi solo un Kinfolk? Forse non avresti niente da imparare da me? Allora saresti uno stupido, perché i nostri Kinfolk sono la nostra speranza. Loro hanno conservato la nostra conoscenza a lungo, anche nelle generazioni in cui nessuno di loro nasceva Garou. Essi portano i semi del nostro futuro, come hanno avuto te nel presente. Onorali, specialmente quelli che fanno parte della tua famiglia. E allo stesso modo dovresti rispettare tutti gli spiriti. Essi non sono tuoi schiavi, ma tuoi alleati. Voi siete tutti servitori di Gaia, e perciò meritate rispetto. Chiedi il loro aiuto, ma non pretenderlo mai. Quelli che percorrono tale sentiero sono effettivamente potenti, perché la loro reputazione li precede anche nelle regioni più profonde del Mondo Spirituale, e sono come una luce per coloro che stanno nelle tenebre. Tutti saranno volenterosi nell’aiutarli. Se fallirai nel dare rispetto, che è il chiminage, loro verranno meno quando ne avrai più bisogno. Solo uno stupido arrogante crede diversamente.”
John fece un cenno d’intesa. “Hai ragione. Sono stato proprio un coglione. Ora possiamo andare a casa?”
Lo zio si alzò. “Io vado a casa, ma tu resti qui.”
“Cosa? Perché? Ho imparato la mia lezione, no?”
“Ma ho bisogno che tu prenda qualcosa per me. Oggi ho consumato molte buone erbe per te, e tu devi rimpiazzarle. In alto, vicino alla grande roccia, c’è un’apertura che porta ad una caverna. Lì troverai i funghi bianchi che necessito per fare altro fumo. Quando li avrai presi, torna al furgone. Ti aspetterò.”

Lo zio si allontanò scendendo per il sentiero e John si alzò, facendo spallucce. Tornò in cima alla collina ed entrò nella radura. La vista del suo sangue che ancora macchiava la neve lo snervò un poco, ma lo superò dirigendosi verso la roccia. John si guardò attorno e finalmente vide un piccolo buco dove la roccia incontrava il terreno. Ma è ridicolo! Non ci passerò mai! Non c’è modo che io riesca a prendere quei funghi.
“Psst!” disse una voce vicina.
John si guardò attorno e in fine vide un topo che si avvicinava strisciando sulla neve. “Hai bisogno di andare lì dentro?” chiese.
“Uh… sì. Ne ho bisogno. Puoi intrufolarti lì dentro e prendere un po’ di funghi bianchi per me?”
“No, ma possiamo fare un patto. Ci scambiamo i corpi per qualche minuto così puoi usare il mio corpo per andare lì dentro e prenderteli da solo.”
“Scambiarci i corpi? E’ impossibile!”
“Oh, no, non lo è. L’ho già fatto tante volte. Allora, vuoi i funghi o no?”
“Sì, certo che li voglio. Ma cosa vuoi dal mio corpo?”
“Ma stai scherzando? Col tuo corpo posso trovare in pochi minuti cibo sufficiente a nutrirmi per tutto l’inverno. Cos’altro me ne farei del tuo corpo?”
“Va bene, va bene. Facciamolo in fretta così poi abbiamo finito. Mi sto gelando il culo qui fuori e voglio solo andarmene a casa. Allora, come si fa?”
“Ripeti dopo di me: sono un topo. Sono un topo. Sono un topo. Questa non è più la mia casa” (I’m a mouse. I’m a mouse. I’m a mouse. No longer is this my house.)
John guardò scetticamente il topo, ma fece spallucce. “ Va bene. Sono un topo. Sono un topo. Sono un topo. Questa non è più la mia casa” La prima cosa che realizzò, era di essere nel corpo del topo, che guardava in su verso il suo corpo dal livello del suolo. Il topo, nel suo corpo, stava danzando e piroettando.
“Hey!” John gridò, levandosi dalla traiettoria della sua stessa scarpa. “Fa attenzione!”
“Scusa,” disse il topo nel suo corpo. “Non sono abituato a queste dimensioni. Vado al bordo del bosco a raccogliere noci ed altro. Ci rivediamo qui tra dieci minuti.”
“Dieci minuti, non di più. Capito?” disse John.
“Sicuro” disse il topo nel suo corpo mentre correva all’interno del bosco.
John sospirò, sperando che il topo fosse di parola, e strisciò nel buco. Era scuro e stretto, ma ci entrò facilmente, arrivando in una vasta camera. C’erano funghi bianchi che crescevano ovunque, proprio come aveva detto suo zio.
Oh, no. Come farò a portarli fuori di qui? Restò a pensare per alcuni minuti e poi marciò avanti in maniera risoluta. Iniziò a mordere un fungo, e quando la sua bocca fu piena, corse all’esterno e lo sputò. Tornò dentro, mordicchiò ancora un po’ e tornò fuori a sputare. Presto ebbe una bella pila di pezzi di fungo.

Si guardò attorno per cercare il suo corpo, ma non si vedeva da nessuna parte. E’ in ritardo. Lo ucciderò quando torna. No, parlo solo in maniera figurata. Non lo ucciderò per davvero. Ma farebbe meglio a rispettare il nostro accordo.
Iniziò a camminare verso la foresta, ma ci volle molto più di quanto si aspettasse, in questo piccolo corpo. A quel punto sentì i peli sul suo collo rizzarsi. Huh? Che succede? Alzò lo sguardo in tempo per vedere un gufo gigante che scendeva su di lui. Urlò troppo tardi mentre gli artigli lo avvolgevano e lo strappavano dal suolo. Fu trascinato in aria, sempre più su, debole e stordito dall’impatto. Quando si riprese, stava cadendo. Il suo corpo colpì il suolo con uno scricchiolio, mentre la maggior parte delle sue ossa si rompeva. Non si poteva muovere mentre il gufo atterrava e iniziava a lacerarlo con il suo becco, mandando giù pezzi della sua carne. L’ultima cosa a cui pensò fu a come aveva usato male il corpo preso a prestito.


Si svegliò con la testa che girava. Si guardò attorno e vide che era in mezzo alla foresta, cosparso di aghi di pino. Si guardò e gridò. Non era più peloso, perché rimanevano solo le ossa. Era uno scheletro di topo. Si accorse quindi di essere seduto in una pila di feci di gufo. Urlando di paura, balzò in piedi e iniziò a correre lungo il sentiero della foresta.
“Hey! Sono io quello?” una voce gridò da lontano.
John si immobilizzò, con le ossa che sbattevano a causa del suo tremore.
“Hey, Garou! Dove sei?” Gridò la voce.
John capì improvvisamente di chi si trattava. “Qui! Sono qui!”
Qualcosa si avvicinò a lui rumorosamente tra gli alberi e il corpo di John apparve lungo il sentiero. Si guardò attorno e lo vide, strabuzzò gli occhi e spalancò la mascella.
“Cos’hai fatto al mio corpo! Sono morto!” Gridò il topo nel suo corpo.
“Mi spiace” disse John. “Sono stato mangiato da un gufo. Perché sono ancora vivo non lo so.”
Il suo corpo si avvicinò e si piegò per esaminarlo. “Dovrei lasciarti così, per aver usato così male il mio corpo. Non è giusto. Ho tenuto il tuo in perfetta forma. Guarda il mio invece! Solo uno scheletro!”
John abbasso lo sguardo al terreno e iniziò a piangere. “Voglio solo indietro il mio corpo. Voglio solo andare a casa!”
Gli occhi del topo nel suo corpo si raddolcirono. “Immagino che questo sia un po’ troppo per te. Sei ancora un cucciolo, giusto? Colpa mia. Ok, ti ridarò il tuo corpo. Cavolo, il mio potrebbe addirittura essere migliorato. Ripeti dopo di me: sono un Garou. Sono un Garou. Sono un Garou. Io e questo topo faremo il vecchio scambierou.” (I’m a Garou. I’m a Garou. I’m a Garou. Me and this mouse will do the ol’switcheroo.)
John sbatté gli occhi. “Che rima sarebbe quella?”
“Non pensarci, dillo.”
“Sono un Garou. Sono un Garou. Sono un Garou. Io e questo topo faremo il vecchio scambierou.” John sbatté le palpebre, e quando aprì gli occhi stava guardando un topo scheletrico. Era tornato nel suo corpo. “Sì! Grazie! Sono tornato!”
“Bene,” disse il topo. “Immagino che andrò a tentare di scoprire cosa può fare questo nuovo corpo. Ah, ti ho messo i funghi nella tasca. Immaginavo non volessi perderli.”
John mise una mano in tasca e sentì i funghi. Nell’altra tasca c’erano delle noci. “Cosa vuoi che faccia col tuo cibo?”
“Ora non importa più. Sono morto. Ci vediamo!” e il topo corse nel bosco.
John saltò dalla felicità per essere tornato nel suo corpo e corse nella direzione da cui era arrivato il topo col suo corpo, cercando il sentiero che lo avrebbe portato al furgone e da suo zio. Mentre camminava, sentì tutti i tipi di suoni che non aveva mai sentito in un bosco. Sembravano far parte del posto. Gli alberi sussurravano a sé stessi del vento, e gli uccelli cantavano dei loro amori e delle loro perdite. Si rese conto che essi parlavano come fanno gli spiriti, e ora lui riusciva a comprenderli.
“Grazie, topo, per avermi insegnato il linguaggio degli spiriti!” gridò mentre trovava il sentiero e correva giù dal fianco della collina. Quando arrivò dove avevano lasciato il furgone nel mondo materiale, un piccolo specchio lo stava aspettando. Guardò al suo interno, ma ebbe bisogno di sbattere le palpebre e calmarsi. Era troppo eccitato per muoversi di fianco (step sideway, attraversare la barriera tra mondo materiale e Umbra). Dopo alcuni minuti di respirazione profonda, provò nuovamente, e il mondo spirituale si sciolse attorno a lui, lasciando posto alla materia e al mondo materiale.

Lo zio stava all’interno del furgone bevendo una birra e ascoltando musica country alla radio. Il sole stava calando; un giorno intero era passato. Lo zio sorrise a John quando lo vide “Ragazzo, ci hai messo un bel po’.”
“Venir mangiati da un gufo e venire digeriti e risputati, richiede alcune ore.”
Lo zio guardò scetticamente suo nipote. “Adesso ti stai inventando storie.”
“Non sto scherzando! Ho scambiato il mio corpo con un topo per prendere i tuoi dannatissimi funghi, e un gufo mi ha mangiato! Mi sono svegliato in un mucchio di merda e il topo quasi non voleva ridarmi il corpo!”
Gli occhi dello zio si spalancarono dalla sorpresa, ma poi assunsero un aspetto sinistro. “Hai sperimentato cosa vuol dire nascere per due volte. Ringrazia Gaia che non ti ricordi quasi niente. Gufo è stato buono con te. Non chiedermi perché; i segreti della morte non sono per i giovani come te. Vieni nel furgone. Andiamo a casa.”
“Questo è il primo segno di sensibilità che mostri.” John salì nel furgone.
“Prendi”, disse lo zio dandogli un asciugamano. “Togliti quel sangue dalla faccia, o a tua madre verrà un colpo.”
“Il sangue non è niente. E’ il suo gatto che mi preoccupa.”
“Zampe Grigie? Perché?”
“E’ sempre stata una gran cacciatrice di topi.”
Lo zio rise. “Non penso tu te ne debba preoccupare. Sei stato inseguito abbastanza per oggi. E’ tempo per il potente cacciatore e per la sua preda di tornare a casa.”
“Amen, zio.” John si appoggiò allo schienale e alzò il riscaldamento. Al massimo.

STORIA

For every lie I unlearn I learn something new.
- ani di franco, “My I.Q.”

Little John Fox e suo zio attraversarono la riunione di Garou. Era un grande moot, il più importante da lungo tempo. Molti Branchi si mescolavano nei campi nelle profondità degli Adirondack, lontano dagli sguardi degli umani. Fuochi bruciavano lungo i campi, scricchiolando e cedendo calore a coloro che si riunivano attorno ad essi.
Lo zio stava conducendo John verso un piccolo fuoco al bordo del campo, dove Garou più anziani stavano avvolti in coperte e ridacchiavano tra loro. John guardò indietro verso il centro del campo dove stava il resto del suo Branco, impaziente di ricongiungersi a loro, e dove venivano prese tutte le decisioni importanti. Non gli dispiaceva che suo zio volesse presentarlo ad alcuni anziani Teurghi, ma perché non poteva farlo più tardi?
“Ascolta, ragazzo,” disse lo zio, fermandosi vicino al fuoco. “Queste sono persone importanti. Vedo che i tuoi occhi tornano verso i giovani, i guerrieri. Pensi che lì stia tutta l’azione, huh? Ti sbagli. Quelli non starnutiscono nemmeno, se questi gli dicono di non farlo.”
John guardò la piccola riunione. Un vecchio e raggrinzito uomo nero era seduto vicino a lui. Non doveva avere meno di novant’anni, e sembrava ne avesse più di cento. Un sorriso mostrò che gli mancavano tutti i denti, ma i suoi occhi brillavano di energia. Indossava una collana con il pittogramma dei Figli di Gaia
“Questo è Gavin Grasstalker,” disse lo zio. “E’ il più anziano fra di noi. E’ stato in molti posti. Tu ascolti quando lui parla.”
“Piacere di conoscerti, giovine,” disse Gavin.
“Um… anche per me, signore,” disse John, tendendogli la mano. Gavin sorrise ma non tese la sua. Lo zio non sembrò accorgersene mentre presentava il successivo anziano.
“Questa è Suzy ‘Oathkeeper’ Solomon. Lei è una leggenda, e una Mastica Ossa.” Suzy sorrise a John. Sembrava essere sulla cinquantina ed era più paffuta degli altri della sua tribù; era ovvio che avesse mangiato molto bene negli anni di anzianità.
“E questo è Silas Darkeyes, dei Fianna.” Disse lo zio, e subito si sedette, senza nemmeno guardare Silas. John assunse un’espressione corrucciata e gli offrì la mano. L’uomo quarantenne dai capelli scuri non sorrise, ma gli strinse la mano e si tirò indietro, sedendosi con le gambe accavallate.
“Non piaccio a tuo zio,” disse Silas. “Non concordiamo su molte cose.”
“Mi spiace,” disse John, sedendosi accanto a suo zio.
“Non scusarti per me,” disse lo zio. “Il problema è tra me e lui. Ma tu rispettalo.”
“Certamente” disse John.
“Sono contenta che Windcatcher ti abbia portato qui,” disse Suzy mentre si allungava per gettare un ramo nel fuoco. “La maggior parte dei cuccioli non vuole ascoltare noi vecchi bacucchi. Ma tuo zio dice che sei differente.”
John guardò lo zio. “Già, penso di sì. Non sapevo che il tuo nome fosse Windcatcher. Ti ho sempre sentito chiamare Zio, anche da mio padre.”
“E continuerai a chiamarmi così, se sai cos’è bene per te. Windcatcher non è un nome da pronunciare ad alta voce senza una ragione. Quindi dimenticati di averlo sentito.”
John annuì, confuso.
“Wind- cioè, tuo zio ti ha detto perché abbiamo chiesto di te?” disse Silas.
“No. Pensavo che ci stesse presentando solo per educazione.”
“Devi imparare a essere un po’ meno silenzioso, Zio” disse Gavin. “Il ragazzo ha passato il suo rito già da molto tempo. Merita di avere una scelta nelle cose che lo riguardano.”
“E’ arrogante e pensa di sapere cos’è meglio per lui,” disse lo Zio. “Farà ciò che gli dice suo zio. E’ semplicemente giusto. E’ il rispetto.”
“E’ giusto,” disse John. “Se lo Zio pensa che dovrei essere qui, allora penso che dovrei esserci.”
“Bravo ragazzo,” lo Zio sorrise.
“Allora perché sono qui?” chiese John.
“Posso iniziare?” Silas chiese allo Zio.
“Vai bene quanto chiunque altro, suppongo,” gli rispose lo Zio, senza guardarlo.
Silas si girò per guardare John negli occhi. “Vogliamo parlarti della storia, Little John Fox. Vogliamo parlarti degli spiriti e di come sono stati creati. Come il mondo fu creato e com’è oggi. E’ roba importante, che ogni Teurgo dovrebbe sapere. Ma troppo pochi hanno il tempo di impararla al giorno d’oggi. Cavolo, questa notte stiamo solo per prendere un bicchiere da un oceano. Ma devi partire dalle acque poco profonde se vuoi nuotare nel mare.”
“Quindi appoggia la schiena e mettiti comodo,” disse Suzy. “Ti consumeremo le orecchie a furia di parlare.”
John sorrise e accavallò le gambe. “Ok. Sentiamo.”

L’Alba

Silas guardò il fuoco, osservando oltre ad esso. “Si dice che una volta non c’era nulla. Che nulla esistesse. Un vuoto, presumo. Ma è difficile da immaginare, e anche se fosse vero, per noi non cambierebbe niente. Quello che sappiamo è che poi ci fu un’Alba.
“Gaia fiorì dal nulla e divenne qualcosa. Lei diede vita a tutto ciò che c’è di conosciuto e sconosciuto. L’Alba era la luce dei Suoi occhi che si aprivano e si stendevano su tutto il mondo. Non c’era sole in quei giorni, ma i Suoi occhi erano brillanti comunque. Chi aveva bisogno del sole quando avevi loro?
“Nessuno di noi oggi può immaginare l’assoluta gioia che tutte le cose provavano a quel tempo. Tutto ciò che esisteva, esisteva perché lei voleva così. Stupende creature, inimmaginabili per le nostre menti grezze, nascevano e danzavano sull’erba piena di rugiada dell’Alba. Il solo pensarlo porta le lacrime ai miei occhi e l’invidia al mio cuore. Ma allora non c’era invidia, perché tutto era adempiuto e appagato, nato con potenziale assoluto. Tutto era un mistero per quegli occhi appena nati, e il mondo era una meravigliosa terra di esplorazione: da toccare, da sentire, da raggiungere per venire raggiunti da lui a propria volta; per unirsi a lui e separarsi e unirsi di nuovo, per la pura gioia di tutto ciò. Nessuno allora pensava che la separazione potesse essere permanente.
“Tutto era fluido, niente era regolato o statico, perché non avevano nomi. Ma Gaia si stancò di questo caos, e voleva l’ordine in modo che Lei si potesse riposare. Così, chiamò a Sé tutte le Sue creazioni e diede loro nomi, una per una. Dando loro dei nomi, diede loro delle limitazioni, ma anche stupendi poteri che non avevano prima.
“Alcune cose erano più selvagge delle altre, e Lei ne mise alcune sopra le altre perché le dominassero. Queste erano i totem che dominano le loro nidiate. In questo modo, tutto aveva un posto e una famiglia, ed ogni famiglia aveva un leader che era noto per essere saggio e potente.
“Ma ad alcune cose non fu mai dato un nome. Esse fuggirono quando sentirono la chiamata di Gaia, perché volevano esistere senza alcuna limitazione. Temi di incontrare un tale spirito, perché essi sono potenti e nulla è oltre la loro portata. Si dice che esistano ancora nell’Umbra Profonda, ai più lontani margini del mondo. I servi del Wyld non sono tanto caotici, perché loro hanno un nome. Temi ciò che non ne ha uno.”
“No,” lo interruppe Gavin. “Vai troppo oltre. Se tali creature esistono ancora, e sono sfuggite al Naming, devono essere molto sole. Devono essere compatite, perché sono creature tristi. Temerle è ferirle, perché è la misericordia che hanno bisogno. Se le trovi, chiamale avanti alla luce perché Gaia possa dar loro un nome. Il prezzo della tua vita non è niente in confronto al ritorno di un Prodigo.”
“Forse,” disse Silas. “Ma chi può dirlo. Anche noi quattro, vecchi come siamo, non abbiamo mai visto o sentito di qualcuno che le abbia incontrate. Sono solo leggende…”

The Naming

“Le cose sembrarono calmarsi per un po’,” continuò Silas, “ma solo finche la gente non iniziò ad abituarsi al proprio nuovo ruolo. Alcuni erano infastiditi da esso, stancandosi della propria nuova identità, e iniziarono a barattare i ruoli tra loro, alcune volte per un po’ di tempo, altre in maniera permanente. Ecco perché alcuni spiriti non si comportano sempre come ci si aspetta: probabilmente c’è qualcun altro al loro posto. Una volta che il Guanto fu sollevato, questo tipo di scambi divenne molto più difficile, e molti non potevano più farlo. Solo i più furtivi mantennero tale potere, ma persino loro potevano farlo solo momentaneamente.
“Ma alcuni ottennero questo potere come parte del loro nome. Ci sono molte storie sulle malizie che questi spiriti usarono per ottenere due o più nomi. Si dice che fu Coyote a iniziare. C’era una tenda o qualcosa di simile in cui Gaia sedeva, facendo entrare gli spiriti uno ad uno per dar loro un nome. Coyote entrò e fu chiamato Coyote, che gli piaceva abbastanza, ma pensò di circoscrivere i suoi rischi. Prende un uomo e gli ruba la pelle, e torna nella fila. Quando viene chiamato dentro nuovamente, Gaia pensa che sia un’umano, e lo nomina tale. Coyote esce e scoppia a ridere, sapendo di aver ricevuto due nomi. Bè, lupo, orso, gatto e alcuni altri gli chiedono cosa c’è. Lui racconta, e questi vanno a rubare alcune pelli di uomini e si rimettono in fila.
“In fine, Corvo è l’ultimo ad entrare, ma non riesce a smettere di nitrire. Gaia gli chiede perché ride, ma lui non riesce a smettere per un tempo sufficiente a dirglielo. Ride così tanto che la pelle gli scivola via, rivelando che è Corvo. Gaia è furiosa. E’ stata ingannata. Dice a Corvo che da quel momento non avrà niente di sua proprietà, e se vorrà qualcosa dovrà rubarla. Corvo dice che non è colpa sua, che Coyote l’ha fatto per primo.
“Bè, Gaia li richiama tutti e passeggia avanti e indietro pensando a cosa fare. In fine dice che non può disfare ciò che è stato fatto, ma dice che renderà le cose giuste comunque. Dà loro un nome cominciando da capo, ma questa volta dice loro che il primo discendente di ognuno di loro avrà due nomi, e ognuno di loro andrà per il mondo da solo, con due pelli. Dà un compito specifico ad ognuno di loro, e questi diventano i suoi protettori e difensori - “
“Quella è una ridicola storia popolare e lo sai,” disse Suzy. “Tutti sanno che Gaia nominò prima i mutaforma e solo dopo aver visto il suo successo, diede agli altri solo un nome. Temeva che non ci fossero abbastanza nomi e non voleva usarne troppi.”
“Falso,” disse lo Zio. “Gaia creò tutto. Ne aveva sicuramente a sufficienza. Se non fosse così, perché molte cose nuove nascono in tutto il mondo? Nuove specie nella giungla e altri posti.”
“Se ne aveva a sufficienza, come spieghi le ossa che rimangono da prendere alla mia tribù? Perché non possiamo avere tutti del filetto? Perché non ce n’è a sufficienza, ecco perché!”
“Humph,” disse lo Zio.
“Quello che non capisco,” disse John, “è come fecero a fare in modo che Gaia desse più volte un nome agli umani. Voglio dire, non ricevono un solo nome, come tutti i coyote ne ricevono solo uno? Non ha senso.”
“Dannatamente giusto, non ne ha,” disse Suzy.
“Non lo so,” disse Silas. “Forse si riferisce alle diverse razze di umani. Sai, bianchi, neri, gialli, irlandesi, ecc. Forse alcune delle pelli che indossavano erano di scimmie? Non ha bisogno di avere un senso per essere vero.”
“Irlandesi? Una razza separata?” disse Gavin, guardando Silas con stupore.
“Senti, posso continuare a raccontare la storia?” chiese Silas.

La Catena dell’Essere

“Insomma, i mutaforma hanno nomi speciali, indipendentemente dal perché. Bene, come ho detto prima, le cose sono inizialmente tranquille. Ma quando le creature realizzano che ora devono combattere per le risorse, le cose si fanno sgradevoli. Prima quando una creatura voleva qualcosa, semplicemente diventava quella cosa. Ora, doveva trovarla, ucciderla e mangiarla. C’erano una gran quantità di urla e terrore, a quel tempo e Gaia non riusciva riposare con tutte quelle urla.
“A quel punto arriva un umano e risolve l’intera crisi. Ora, ci sono molte storie sull’origine degli umani e questa è solo una di esse anche se, personalmente, penso che tutte le storie siano vere. Voglio dire, ancora il tempo non esisteva, tutto succedeva in contemporanea, quindi perché tutto non può avvenire in un milione di maniere diverse? Solo dopo il Weaver poteva esserci una risposta sola per tutto.
“Allora, questo umano propone una sfida agli animali. Era una cosa tipo un pentathlon, con tutti i tipi di test differenti. Ci sarebbero stati differenti gradi di vittoria, dal primo posto al secondo e così via. Questo avrebbe dovuto stabilire chi doveva mangiare chi. Sai, la catena alimentare.
“Ovviamente, l’umano truccava. Qualcuno dice che non era un umano ma uno dei mutaforma di Coyote, i Nuwisha, e questo avrebbe senso. Ma penso che gli uomini siano piuttosto abili di per sé. Come truccava ad ogni gara io non so, ma finisce per vincerle tutte, mettendosi continuamente sopra a tutti gli altri animali.
“Alcuni animali diventano sospettosi e gli chiedono cosa succede. Egli diventa nervoso e infrange le sue regole per un po’, arrivando a pari merito in alcune gare. Questo è il perché di alcuni predatori, come i felini, mangiano gli uomini alcune volte, ma nessun’altro lo fa, perché non erano a pari merito.
“Aspetta un momento,” disse John. “Questa è tutto roba da Zio Remus. Allegorie. Non è ciò che successe realmente. Voglio dire, la sopravvivenza del migliore determina molte di quelle cose… e l’evoluzione. Sai, la scienza.”
Tutti gli anziani strinsero gli occhi e lo guardarono con sospetto. John fece spallucce. “Uh… che ho detto di male?”
“Scienza!” urlò Gavin. “Ah! Da quando la scienza spiega le tue abilità di mutare forma, ragazzo!”
“Bè, semplicemente non si è ancora accorta di noi, a causa del Delirium.”
“E ringrazia Gaia per quello! Non sai che la scienza è del Weaver ed è il peggior tipo di Naming? La Weaver ottenne il potere di dare i nomi da Gaia, quando Lei se ne stancò, ma il ragno ne abusò. Uscì un po’ di testa a causa del potere, e iniziò a nominare le cose con nomi più grandi ma meno significato. Qualsiasi cosa a cui lei dà un nome diviene limitato, calcificato e morto. Dare i nomi doveva servire a dare ordine alla vita, per rinnovare il Ciclo, non per fermare la ruota delle stagioni. Non osare portare la scienza a un moot come questo. Sei un Teurgo. Dovresti saperlo.”
Lo zio scosse la testa. “E’ stato cresciuto male. Colpa mia. Ero troppo occupato a inseguire i Danzatori della Spirale Nera sotto queste montagne mentre lui cresceva. E guardate com'è diventato.”
“Oh, statevene zitti, voi due,” disse Suzy. “Lasciatemi continuare a raccontare e a insegnargli. Quelle allegorie di cui parli, John, sono più reali dei diagrammi che leggi in quei tuoi libri di fisica. Sono tutto ciò di cui è fatto il mondo degli spiriti. Non si tratta di carne e ossa e impatti e traiettorie. Si tratta di intenzione e significato e carne in flusso.
“Sto parlando di tempi leggendari. Tempi di eroi e avventure e mostri e gloria. Ogni essere - e parlo di esseri visto che non c’erano ancora cose come lo spirito e la materia - andava in esplorazione per scoprire quanto più possibile della grande terra di Gaia. Lo spirito e la materia erano una cosa sola: solo dopo che il Guanto fu innalzato ci fu una separazione.
“Vedi, ogni creatura era unica, graziata da un segreto donatole da Gaia, suo da conservare o condividere secondo la sua volontà. Alcune creature ne presero altre sotto la loro ala protettiva e insegnarono loro quello che gli era stato detto da Gaia in cambio dei segreti di quelle creature. Gli umani avevano un grande segreto ma non lo capivano. Orso si prese il compito di aiutarli a comprendere. Per questo gli umani veneravano l’orso e lo onoravano e gli dedicavano molti sacrifici. Ma Orso, nonostante la sua carità e la sua saggezza, non riusciva a controllare le piccole bestie. Il loro segreto era troppo grande e bruciava nei loro petti, motivo per cui si spandevano dappertutto cercando di dargli libero sfogo.
“Qual’era questo segreto? Era la capacità di dare i Nomi, ovviamente. Gli umani erano sempre stati i preferiti del ragno e lei insegnò loro alcuni dei suoi segreti. Di tutti gli animali, solo gli umani possono dare i Nomi. Questo è un grande potere, ed è stato così abusato da causare la distruzione di molto di ciò ce c’era di meraviglioso e giusto dopo l’Alba.
“Questo è ciò che sono i Maghi, nipote,” disse lo Zio. “Hanno il potere di dare i Nomi. Fai attenzione a loro. Non sanno quello che fanno. Sono pazzi proprio come la Weaver.”
“Ma non diamo i Nomi quando usiamo i Doni?” chiese John.
“No!” rispose lo Zio. “Il nostro potere è solo in prestito. Gli spiriti ci prestano i loro poteri, che furono dati loro quando Gaia diede loro un Nome. Noi non creiamo questo potere, lo canalizziamo soltanto. Tutto ciò che facciamo è come Gaia lo volle. Noi non pronunciamo Nomi che lei non pronunciò mai: sarebbe arroganza, e porterebbe solo alla rovina ed alla distruzione.”
“Il Wyrm ha questo potere?”
“No,” disse Gavin. “Ma egli corrompe. Egli usa gli umani per creare i Nomi che desidera. Inquinamento, tossine, veleni, tutti questi furono Nominati dagli umani su comando del Wyrm. Egli distorce il loro segreto per i suoi scopi.”
“E’ sufficiente per questo deprimente argomento,” disse Silas. “Vado avanti.”

Il Guanto

“Quell’età dorata finì con l’innalzamento del Guanto. La Weaver andò un po’ fuori di testa e iniziò a tessere il mondo in maniera sbagliata, mettendo certe cose su un lato, certe dall’altro. Rimosse lo spirito da alcune cose e lasciò soltanto la materia, mentre toglieva la materia ad altre lasciando solo lo spirito. Lentamente, il Guanto - il muro tra la carne e lo spirito - divenne più spesso.
“Impiegò molto tempo per diventare spesso come lo è oggi, ma la sua prima apparizione fu la più disastrosa. Lo spirito e la materia furono strappati l’uno dall’altro e l’urlo di agonia può ancora essere sentito nell’Abisso, quell’oscura fossa senza fondo che risucchia tutto ciò che le capita a tiro. Non ascoltare quel suono se mai ti troverai lì; tappati le orecchie.
“Agli umani piacque l’effetto del Guanto, sebbene la maggioranza di loro non capisse cosa avrebbe realmente significato. Essi furono lasciati sul lato materiale, e il loro segreto dava loro potere su di esso. Gli spiriti dovevano contare su di loro sempre di più mentre il Guanto diventava più spesso. Niente può vivere senza uno spirito, ma lo spirito non può prosperare senza la materia.
“Il Wyrm era il Grande Bilanciatore, incaricato di mantenere l’ordine che Gaia aveva creato. Egli tentò di intervenire e di impedire alla Weaver di dividere i mondi. Fallì. Sentirai un milione di motivi per cui successe ciò. Nessuno lo sa veramente. Se lo sapessimo, potremmo certamente risolvere il problema della corruzione. Ma purtroppo non è così.
“Equilibrio divenne corruzione. Il Wyrm rimase intrappolato nella Tela della Weaver. Conosci il resto della storia, a tutti i Garou viene raccontata assieme ai terrori di quei tempi, quando il Wyrm divenne per la prima volta malvagio. Flagelli (Banes) nacquero e corruppero altri spiriti che si unirono a loro. Vagarono per i mondi, sia quello materiale che quello spirituale, devastando ogni creatura che incontravano. In quei giorni, gli spiriti potevano ancora attraversare il Guanto con facilità e gli umani potevano addirittura trovarsi nell’Umbra per errore, senza trovare la via del ritorno per anni.
“Era un tempo cattivo per tutti, ed ogni creatura era impaurita. Eccetto i Garou: loro erano in collera. Loro contrattaccavano quando i tentacoli del Wyrm tentavano di raggiungerli, e come dei segugi cercavano di seguirlo nella sua tana. Il loro valore e il loro coraggio risollevarono il cuore di tutti in quei tempi, tranne degli umani, la cui follia aveva portato all’inizio dell’Impergium. Gli spiriti vedevano i Garou come protettori e difensori, e i Garou necessitavano degli spiriti come alleati, per apprendere i poteri del mondo così da poter usare contro il Wyrm armi sempre più efficaci.
“Così, le prime alleanze con i totem furono formate. In cambio della protezione dai saccheggiatori del Wyrm, i Totem si impegnarono a fornire l’assistenza delle loro covate ai Garou, promettendo parte dei loro segreti per aiutarli in battaglia.
“E così è stato da allora. Gli spiriti ci insegnano i loro Doni e noi li proteggiamo dal Wyrm.”

Il Primo Feticcio

“Cosa mi dici dei feticci?” chiese John. “Fu allora che furono creati?”
“Oh, sì,” disse Gavin. “I feticci erano ciò che gli spiriti volevano di più. Parte di loro brama la materia ma i corpi sono loro negati. Forse il più grande di tutti gli atti magici fu quel primo feticcio, la prima ricongiunzione tra spirito e materia. Ci sono un sacco di storie sul primo feticcio e su cosa fosse, ma ce n’è una che preferisco su tutte.
“Una Garou chiamata Grande Canzone del Mattino intagliò una ciotola, e cantò molte canzoni a riguardo, rendendola speciale. La portò con sé in un lungo viaggio nel mondo degli spiriti, e lì incontrò la malvagità. Flagelli l’avevano circondata e le si avvicinavano, assetati del suo sangue, tuttavia lei restava ferma e risoluta, e non vedeva la loro malvagità, ma la loro sete. Sapeva che tutte le creature devono mangiare e bere per sopravvivere, e che un giorno lei avrebbe fornito sostentamento per qualcun altro. Perché non oggi? Così disse loro di venire e prendere il suo sangue così che potessero essere sazi e perdere il loro appetito per sempre. Essi digrignarono i denti e avanzarono.
“Ma un elementale dell’acqua che stava lì vicino sentì tutto e si commosse per un tale sacrificio. Egli sapeva che un Garou simile era raro e non sarebbe dovuto morire, perché avrebbe potuto portare saggezza a molti. Così si gettò nella ciotola intagliata a mano da Grande Canzone del Mattino e gridò ‘Bevete da me invece! Sono più nutriente.’
“I Flagelli presero la ciotola dalle sue mani e ne bevvero il contenuto. Istantaneamente, la loro sete fu placata. Con i loro bisogni soddisfatti, la loro rabbia si placò, ed essi si allontanarono prima di cadere addormentati.
“Grande Canzone del Mattino guardò la sua ciotola e vide che era ancora piena. Si stava chiedendo come fosse possibile quando lo spirito dell’acqua le parlò: ‘Sono diventato una cosa sola con la tuo ciotola, così che tu possa usarmi per estinguere il fuoco della sete degli altri, al posto del tuo sangue.’ Fu quest’atto di sacrificio, non premeditato e immediato, che permise la creazione del feticcio. Dopo di ciò, il potere fu nel mondo, e altre unioni seguirono.”
Lo Zio scosse la testa e fece una smorfia. “Sarà anche la tua preferita, ed è carina, ma non è la verità.”
Gavin sorrise e appoggiò la schiena “Oh? E qual è la verità?”
“Il grande cacciatore Garou, Arrowfoot, stava cacciando con il suo arco. Stava spiando un succulento daino e tese la corda, pronto a colpirlo al cuore. Quando Arrowfoot scagliava le frecce, le scoccava sempre ottimamente, uccidendo istantaneamente quello che colpiva, ma quella volta fu distratto da un Flagello che arrivò dall’Umbra per infastidire la sua preda proprio mentre lui scoccava la freccia. La freccia sbaglio il suo bersaglio, colpendo il costato invece del cuore, rompendosi nel corpo della preda. Il Flagello rubò il cuore del daino caduto prima che Arrowfoot potesse raggiungerlo. Esso se ne volò via, sghignazzando allegramente.
“Il daino gemette, ancora vivo. Arrowfoot si piegò su di lui scusandosi, dicendo che se non fosse stato distratto, il cuore sarebbe stato suo, non del Flagello. Il daino gli disse di non preoccuparsi, ma di agire velocemente, prima che il Flagello se ne andasse. Egli ordinò ad Arrowfoot di rompere una delle sue costole e di incoccarla nel suo arco. Questa costola sarebbe volata direttamente al cuore del Flagello e gli avrebbe inflitto il colpo di grazia. Arrowfoot fece come gli era stato ordinato e mirò al lontano Flagello. Siccome era Arrowfoot, il più grande dei cacciatori Garou, la freccia colpì nel segno. Allora, il daino mise tutto il suo spirito morente nella costola, facendola arrivare in profondità, impalando il cuore del Flagello. Quest’ultimo gridò e cadde, morto ancora prima di toccare terra.
“Il cuore del daino era ora di Arrowfoot, ed egli lo cosse e lo mangiò sacramentalmente. Ma la costola non era rotta e ancora conteneva lo spirito del daino. Arrowfoot la usò sempre quando cacciava mostri, e la costola insegnò ad altri spiriti come nascondersi nella materia. Questa è la storia del primo feticcio.”
“Non è come quella che ho sentito io,” disse Suzy. “Ma non mi metterò a raccontare anche la mia. Si sta facendo tardi, e Silas farebbe meglio a finire la sua storia.”
Lo Zio annuì e Gavin sorrise.
“Bene,” disse Silas. “Penso sia tempo di parlare di guerra.”

La Lacerazione della Tela

Ogni cucciolo sa dei risultati dell’Impergium e della Guerra della Rabbia del costante ispessimento del Guanto. E molti Garou sanno che le cose sono arrivate al momento peggiore durante la Rivoluzione Industriale. Ma lasciamelo dire, il Guanto si ispessì così tanto che molti Garou non riuscivano a camminare tra i due mondi. Alcuni rimasero intrappolati nel Mondo degli Spiriti e fu solo dopo un intrepido combattimento contro i nuovi Pattern Spider che riuscirono a passare nuovamente.
“I Pattern Spider iniziarono a comparire dappertutto e velocemente costruirono fabbriche nel Mondo degli Spiriti, rendendo il Guanto più spesso ovunque andassero. Quando alcuni Garou furono in grado di superare alcuni di questi posti, essi riunirono la Nazione Garou, come era allora, e si prepararono a contrattaccare. Una massiccia campagna fu lanciata contro fondazioni chiave della Pattern Web. La peggiore di tutte era la Cicatrice.
Branchi Garou attaccarono in massa, combattendo contro le frotte di ragni e lanciandosi contro le tele calcificate. Usando artigli, zanne e klaive, tagliarono voluminosi buchi nelle tele lavorate con cura, ma solo al prezzo di molte vite. Troppi eroi morirono allora, ma nessuno in vano. Il loro successo fece collassare la Cicatrice, recidendo le sue redini sulla Penumbra e lanciandola nella Near Umbra, un reame separato dalla Terra. Se non fosse stato per quella battaglia, chi sa quanto sarebbero peggiori le cose oggi?”

Oggi

“A proposito, è tempo che io concluda. Vedo che Arn Guth Stormbright sta richiamando tutti perché lo sentano dar aria alla bocca.”
“Silas!” disse Suzy. “Che brutto esempio per il cucciolo!”
John sorrise. “Non ti preoccupare. Di queste cose mi sono già accorto.”
Gavin ridacchiò. “I Garou sono un gruppo che tende a frazionarsi. Vestono troppe pelli perché le cose possano andare diversamente.” Guardò lo Zio mentre diceva queste cose. Lo Zio si accigliò.
“Va bene, non abbiamo ancora finito,” disse Silas. “Devo tirare le somme. Dopo la guerra della Pattern Web, che fu combattuta in molti posti sebbene io te ne abbia fatto solo un breve riassunto, il Guanto si assottigliò un pochino, ma non così sottile com'era prima che l’industria si diffondesse nel mondo.
“Diventa sempre peggio ogni anno. Mentre gli umani chiudono il loro cuore al resto del mondo e dicono che è morto, esso lo diventa. Se solo lo cantassero nuovamente vivo, esso lo diventerebbe. Loro hanno quel potere, se si uniscono in esso, ma sono un mucchio di egoisti, più preoccupati della sopravvivenza materiale che della salute dei loro spiriti, per non parlare di tutti gli spiriti che stanno loro intorno. Non sono soli come credono di essere. Gli amici sono dappertutto. Non dovrebbero far altro che guardare e credere.
“Il problema è che credono negli spiriti cattivi e non in quelli buoni. Tutti loro pensano che andranno all’inferno e di essere posseduti, e questo lascia una porta aperta per i Flagelli.
“Ah, sono stufo di raccontarlo. Conosci il resto della storia, e quello che non sai è meglio impararlo dagli spiriti stessi. Quando li incontri, chiedi sempre le loro opinioni sugli argomenti; imparerai molto. Sei un Teurgo, quindi hai una responsabilità nei loro confronti che gli altri non hanno. Loro lo sanno e se l’aspettano. Non deluderli. Altri potrebbero non perdonarti per ciò.” Guardò lo Zio mentre diceva ciò. Lo Zio volse lo sguardo da un’altra parte con un espressione triste.
“Ora raggiungi il resto del tuo branco,” disse Suzy. “Penso che a loro verrà dato qualche incarico degno di nota, e dovresti essere lì per riceverne assieme a loro.”
“Grazie,” disse John. “Ora ho un’idea migliore sull’origine delle cose. Anche se è ancora un po’ confusa.”
“Come dovrebbe essere,” disse lo Zio. “Prega di non riuscire a trovare una risposta per tutti i misteri. Altrimenti perché continueresti a vivere?”
“Tu vieni, Zio?”
“No, vai senza di me. Resterò seduto qui per un po’.”
“Va bene. Grazie, a tutti voi,” disse John mentre si alzava e andava a raggiungere il suo branco. Gli anziani lo guardarono allontanarsi.
“E’ un bravo ragazzo,” disse Silas. “Sono felice che tu mi abbia lasciato parlare per tutti noi.”
Lo Zio non lo guardò. “Non importa. Il passato non lo salverà. E’ il presente che conta.”
“Non sembra una frase adatta a te, Zio,” disse Gavin. “Non sei quello che dice sempre quanto sono importanti le tradizioni, non solo per noi ma per loro?”
“Certamente, ma se riempissimo troppo di vecchie tradizioni cuccioli come quello, non riuscirebbero mai a trovare la Loro strada, mimerebbero solo quello che è stato fatto prima, e Gaia sa quanto non sia sufficiente. Lui e gli altri dovranno fare qualcosa di nuovo o niente di questo durerà.”
Gli anziani erano silenziosi, guardando John che si riuniva dall’altra parte del campo. I suoi compagni gli stavano dando pacche sulle spalle e lo abbracciavano, eccitati per le loro nuove opportunità. I compiti stavano venendo assegnati ai giovani branchi, compiti pericolosi ma importanti, e molta fama poteva essere guadagnata.
Lo Zio scosse la testa e sospirò. Il fuoco da campo scricchiolò e scoppiettò. Un lapillo saltò fuori e finì sulle cosce dello Zio. Egli gridò di dolore e saltò su, cercando di smorzare la fiamma lucente con le mani. La fiamma danzò via da lui e finì sul terreno, e tutti gli anziani Teurghi la sentirono ridere.
Lo Zio sorrise. “Così non siamo soli qui.”
“Non lo sei mai, Zio,” rispose la fiamma, saltando a destra e a sinistra e tutt’attorno. “Ti comporti così da anziano, a volte, che devo saltar fuori e farti danzare.”
“Heh. Ma il mio fuoco si affievolisce, piccola fiamma. E’ il loro che brucia splendente,” egli disse, guardando Little John e il suo branco. Guardò giù verso lo spirito, ma vide che si era già consumato, lasciando solo della cenere sul suolo.
Guardò nuovamente verso suo nipote. “Brucia splendente, giovane Teurgo, ma brucia a lungo, così che tutti noi possiamo avere la luce per vedere in tutti gli anni a venire.”